Lo stupore e l’assenso

Kant riassume bene ciò che appartiene al mio approccio al divino. Qui nasce la luce dell’assenso. Non primariamente da paure per crisi di sopravvivenza ma piuttosto dallo stupore per il fatto del vivere e del reale che ci accoglie, non da lacune esplicative sul come e perchè dei fenomeni ma dalla meraviglia per ciò che l’intelletto (semplice o elaborato) scopre tutt’intorno. Su questo Kant non “ha nulla da obiettare contro la razionalità e l’utilità di un tale modo di procedere”. La sua contestazione riguarda la “pretesa di una certezza apodittica” e si rivolge criticamente al “linguaggio dogmatico di uno sprezzante cavillatore”. Ritenendo tuttavia che ciò non “arrechi danno” a ciò che chiama la “buona causa”. Dopo Kant ci sono stati altri pensatori che hanno proseguito il discorso, e non è lui che ci deve dire come arrivare o meno all’assenso teista, ma certamente quelle parole che ho riportato, così ragionevoli e profonde, aprono la finestra di una stanza asfittica e piena del disprezzo di cavillanti negatori.

“Il mondo presente ci dischiude una scena così smisurata di varietà, di ordine, di finalità e di bellezza che il nostro giudizio su questo tutto si spegne in uno stupore muto, ma tanto più eloquente. Noi vediamo ovunque una catena di effetti e di cause, di fini e di mezzi, di regolarità nel nascere e nel perire. E in quanto nulla è entrato da sé nello stato in cui si trova, allora ogni cosa accenna sempre ulteriormente ad un’altra cosa come sua causa. Ma poiché riguardo alla causalità noi abbiamo bisogno di un ente ultimo e supremo, che cosa ci impedisce allora, di porre al tempo stesso tale ente, riguardo al grado di perfezione, al di sopra di ogni altra cosa possibile?
Questa dimostrazione merita sempre di essere nominata con rispetto. Essa è la più antica, la più chiara, quella massimamente conforme alla comune ragione umana. Essa rianima lo studio della natura, e dall’altra parte riceve essa stessa la propria esistenza da tale studio, acquistando così forze sempre nuove. Alla ragione basta gettare uno sguardo alle meraviglie della natura, e basta ammirare la maestà dell’universo, per sollevarsi da grandezza a grandezza sino alla più alta di tutte, e dal condizionato alla condizione sino al Creatore supremo e incondizionato.” (Critica della ragione pura).

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