L’errore di Aristotele

Qui si può scaricare e leggere l’intero libro “L’errore di Aristotele. La polemica contro l’eternità del mondo nel XIII secolo” di Luca Bianchi, disponibile nella sua pagina Academia.edu

PRESENTAZIONE
Le parole della Bibbia « In principio Dio creò il cielo e la terra » nonostante le difficoltà di interpretazione sorte molto presto nel pen­ siero cristiano, suonavano come un riferimento all’inizio temporale del­ l’universo fisico: la convinzione era connessa all’idea di creazione per opera di un Dio eterno e trascendente il cominciamento e la successione dei tempi.
Ma quando la filosofia aristotelica irruppe nel pensiero cristiano me­dievale proponendo un diverso modello del mondo ed una diversa stru­mentazione concettuale per pensarlo, l’urto con l’idea strutturante del Dio creatore e dell’inizio dell’universo creato fu inevitabile. E tanto più drammatico dal momento che si svolse non solo fra due opzioni teoriche ma fra due convinzioni profonde: l’una nasceva dalla persistenza della adesione alla pagina sacra, l’altra dalla forza razionale del sistema ari­stotelico visto come insieme di strumenti argomentativi e come nuova immagine della realtà fìsica. Ciò spiega la ampiezza e la singolarità del confronto aspro e sottile, che investe più di un ambito disciplinare (fi­sica, logica, metafisica, matematica e teologia) coinvolgendo tutte le maggiori personalità filosofiche del XIII secolo. Il dibattito, che na­sceva come questione di interpretazione di un testo specifico, assumeva poi il ruolo di esame sia della teoria della dimostrazione razionale sia della teologia come scienza e del rapporto fra dato di fede e ragione.
Dal momento che furono gli stessi testi in uso nelle Università del XIII secolo a provocare, per cosi dire, il dibattito, si può affermare che tutti coloro che insegnarono si occuparono del tema e discussero sulla eternità del mondo. Lo stesso Pier Lombardo vi aveva accennato ed il problema, presente nel secondo libro delle Sentenze, si presentò quindi come tema obbligato quando commentare le Sentenze divenne compito del baccelliere in teologia. Allo stesso modo il commento ad Aristotele lo indicava come tema filosofico per i maestri delle Arti. Da queste due sedi privilegiate il tema si difuse nelle questioni disputate e quodlibetali e nei trattati autonomi mettendo in rilievo l’interesse teoretico del­ l’argomento. Da Bonaventura a Sigeri, a Boezio di Dacia, a Tommaso che lo studiò a più riprese, l’elenco degli autori è lungo e copre l’arco delle possibili prese di posizione.
L’urto, come si è detto, fu frontale; e dopo l’uscita del giovane Tommaso che nel Commento dichiarava indimostrabili sia l’eternità sia l’inizio del mondo, la discussione si fece accanita, gli interventi si sus­seguirono in un crescendo di polemiche, dall’attacco di Guglielmo di Baglione a Tommaso alle roventi invettive di Bonaventura, agli aristo­telici delle Arti, ad Enrico di Gand ed Egidio Romano schierati su op­posti fronti. Il tema poi si codificò e le posizioni avverse radicalizzate offrirono un esempio della opposizione fra francescani e seguaci della via Thomae, come è chiaro nel Correctcrium di Guglielmo De la Mare al quale replicarono i Correctoria Corruptorii. Forme di eternalismo erano già presenti nella prima metà del secolo come appare dal decreto del 1241 che colpiva fra le altre anche la tesi, ispirata al platonismo, della esistenza ab aeterno di intermediari fra Creatore e creature. Nel 1270, e poi nel 1277, il vescovo di Parigi Tempier pubblicava due elenchi di « errori » e li vietava come oggetto di insegnamento: nella seconda lista, più di quaranta « errori » si riferiscono alla tesi dell’eter­nità del mondo mostrando il peso teorico e la violenza dell’impatto che questa aveva avuto nello svolgersi della ricerca e dell’insegnamento.
Ciononostante la storiografia filosofica sotto l’influenza del Mandonnet, fino a circa venti anni fa, considerò il tema in diretta dipendenza e subordinazione al concetto di ‘ averroismo latino ‘ declassando la vi­talità del dibattito a nota secondaria di uno schieramento già tutto de­finito. Per giunta lo vide come momento di un ideale confronto fra il dottore domenicano Tommaso ed il dottore francescano Bonaventura, due pensatori che monopolizzarono per lungo tempo l’attenzione degli storici. Questo provocò una trasformazione della controversia, così ar­ticolata, vivace e ‘ storica ‘, in una querelle atemporale ed emblematica, dallo sviluppo lineare ed ineluttabile.
Il lavoro di Luca Bianchi affronta in modo ampio e rigoroso la complessa trama del dibattito mostrando una acuta capacità di analisi di fronte alla ricchezza dei testi; ma il pregio maggiore è forse dato dalla originale impostazione metodologica che consiste in una serie di letture trasversali del tema, con le quali l’autore cerca di rintracciare e percorrere nei vari pensatori i diversi nuclei teorici del problema. Ven­gono individuati dal Bianchi tre nuclei aggreganti: gli argomenti fisici, fondati sui concetti di tempo, spazio, movimento e materia; quelli cosmologici, che si strutturano intorno all’architettura del cosmo proposta da Aristotele e dall’aristotelismo arabo; quelli metafisico-teologici, in­centrati sull’idea di Dio e di Causa Prima. Questo tipo di lettura non solo padroneggia l’ampia materia, ma dà spessore teoretico ed unitario ad una controversia “medievale”. D’altro canto propone, come conse­guenza, una revisione critica degli strumenti storiografici utilizzati spes­so passivamente nella letteratura sul XIII secolo (ad esempio la cate­goria di ‘ averroismo latino ‘).
Milano, 14 aprile 1983.
MARIA TERESA BEONIO-BROCCHIERI FUMAGALLI, MARIO DAL FRA, GIANNI MICHELI


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *