Prima di credere in Dio c’è una fiducia di fondo nella positività della vita che per molti aspetti assomiglia alla fiducia religiosa. In questo, atei e credenti sono accomunati.
Riporto sotto il dialogo integrale preso dall’episodio 4, stagione 2, di The Fall, storia di una caccia a un serial killer.
È una frase importante perchè illustra bene le due visioni di fondo della vita che stanno davanti a noi come un bivio in cui decidere quale via prendere. Per “primo” non intendo la prima scelta in senso cronologico ma la più importante, quella che conta e dalla quale si diramano le altre decisioni della vita.
Il bivio è tra decidere se il mondo, l’universo, la vita sono buoni oppure no. Il giudizio del Creatore nella Genesi, dopo che ha fatto le varie creature è che esse sono buone, Tov, e arrivato all’apice della creazione con l’uomo e la donna dice che sono cosa “molto buona”. È un giudizio di fondo che ispira le conseguenti azion: la gratitudine, e un agire improntato al bene come lode e compito che risponde al dono buono della vita, oppurne l’invidia, la rabbia, la rivolta distruttiva. Si deve decidere se far crescere o annientare, dare vita oppure uccidere/uccidersi.
Nel film il killer gode nel rovinare la felicità di donne di successo. Ma è contraddtorio perchè il suo godimento contrasta con il giudizio che questa vita sia solo una valle di lacrime. Anche nella sua famiglia, i suoi figli sono fonte di gioia. Tra le sue regole c’è quella di non fare del male ai bambini, un’innocenza che non merita male.
Davanti al bivio molti risponderebbero come la ragazza sedicenne che dice di non sapere cosa fare, di non sapere quale via scegliere, quale giudizio dare. A me sembra che vi sia un’ironica trappola del Creatore che vada sviluppata, pena l’incoerenza e forse il fallimento totale della vita.
La trappola è che non possiamo che affermare il bene di fondo anche quando lo contrastiamo. È come per la libertà che è inevitabile (scegliere di non segliere e sempre una scelta) e che fa dire a Sartre che siamo “condannati ad essere liberi”. Così non possiano non affermare l’esistenza del bene. Anche chi lo nega e si impegna a contrastare la positività della vita, di fatto lo afferma. Sia perchè per affermare il male devo presupporre un bene, sia perchè, operativamente, il provare piacere e guadagno nell’impresa distruttiva contrasta con il rigetto assoluto della vita, propria e altrui. Anche chi si suicida per condannare la sofferenza o il non valore della propria vita afferma implicitamehte che almeno una cosa positiva c’è, ed è la propria morte.
Poichè il bene di fondo, la fede nel bene, è la verità del vivere, forse conviene prenderne atto il prima possibile e cercare di vivere di conseguenza. Cercare e servire la sorgente di questo bene. Amarla con tutte le forze, il cuore, la mente.
Il male esiste e vuole temerariamente distruggere quanto più bene può. Ma è un controsenso. Per negare Dio e il Bene il malvagio necessita e dipende da Dio che gli dà l’essere e la vita. Per bestemmiarlo dipende dalla parola che gli ha dato, per odiarlo deve usare il pensiero e la volontà che riceve sempre da Lui, istante per istante. È come il ribelle figlio di papà che per rivoltarsi e fare il rivoluzionario contro il mondo di papà, usa i suoi soldi, il suoi telefoni, automobili, case, pane… Che ridicolaggine. Il male è ridicolo. A pensarci bene una via del bivio è ridicola, da evitare anche se seducente, mentre l’altra è autentica, da abbracciare anche se faticosa.
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The Fall
S2 Ep4 – Strangler, minuto 53,30
Dialogo al computer tra Katie Benedetto e Peter Paul Spector
Lui le chiede se può andare nella sua camera d’albergo a prendergli della roba ma non come farla entrare. Lei ha fatto una copia della chiave e lui è stupito dalla sua intraprendenza e devozione.
– Allora sei pronta per il prossimo passo?
– Più che pronta. (incrocia le braccia per alzarsi la maglia, ma lui la ferma)
– Non intendevo quello.
– Allra cosa?
– Sei pronta ad abbracciare l’oscurità?
– Farei qualunque cosa per te. Guarda (gli mostra un diario scritto da lei per fornirgli un alibi ai vari delitti). Ho scritto che nelle notti degli omicidi eri con me tutte le volte. Ho fatto ricerche, è davvero attendibile. C’è molto sesso…
– Ti ho già detto che non si tratta di sesso, ma di decidere qual è la natura essenziale del mondo. Se il mondo è un luogo di pena e sofferenza, di dolore e disperazione, oppure se è un luogo pieno di gioia, di dolcezza e luce.
– Io non lo so.
– Credo che tu lo sappia. Tuo padre è stato decapitato in un incidente in moto. O l’hai dimenticato?
– No, non l’ho dimenticato.
– Molto bene. Mia madre si è uccisa quando avevo 7 anni. Mi ha lasciato da solo, mi ha abbandonato. C’è sofferenza intorno a noi, perché non trarne piacere?
– Non so come trarre piacere dalla sofferenza.
– Lo sai… prendi la tua amichetta sexy Daisy…
– Pensi che sia sexy?
– Come ti sentiresti se all’improvviso cominciasse a fallire…. bocciata agli esami, rifiutata dai ragazzi. Se perdesse il suo bell’aspetto…
– Come?
– ingrassando… (sorriso di lei). O se un pazzo le gettasse dell’acido in faccia. Un’aggressione casuale e immotivata…
– Quello sarebbe troppo.
– Credi? Perché deve avere tutto? Perché deve essere la più intelligente, la più sexy, la più richiesta? Perché deve essere lei quella che ha dei genitori che l’adorano? La felicità degli altri è un affronto al nostro dolore e alla nostra miseria, Katie. La felicità degli altri ci dà dolore e allora… perché non ridurre quella felicità? Nutri la tua invidia, Katie, la tua rabbia, per andare avanti.
– Che cosa vuoi che faccia?

