Argomento morale

A Dio si arriva per una plurale convergenza di indicazioni, spesso istintive e irriflesse. Dopo gli attacchi dello scetticismo razionalista, il compito del cristiano che è chiamato ad amare Dio “con tutta la mente” e a “dare ragione della speranza” che lo anima, è anche quello di approfondire le motivazioni dell’assenso, operando una carità intellettuale verso se stesso e verso i fratelli ammorbati dal dubbio ateo.
L’argomento morale è forte. Dice in breve che le idee di giusto e sbagliato, di bene e di male, di etico e immorale, hanno il presupposto, più o meno conosciuto e razionalizzato, in una visione metafisica e religiosa. Molti atei non arrivano a capirlo, perchè la loro opzione irrazionale è restia a pensare le motivazioni e le implicazioni della scelta di non credere.
“Se Dio non esiste tutto è permesso”, dice l’ateo Ivan nel romanzo filosofico “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij. Questa frase è stata ripresa dal super ateo (almeno fino al tempo della vecchiaia) Jean Paul Sartre. Egli contesta l’operazione di moralisti francesi di fine Ottocento che tolto di mezzo Dio hanno voluto “costruire una morale laica” ragionando pressapoco così: “Dio è un’ipotesi inutile e costosa: eliminiamola; ma è necessario tuttavia, perché ci siano una morale, una società, un mondo civile, che certi valori siano presi sul serio e considerati come esistenti a priori; bisogna che sia obbligatorio a priori essere onesti, non mentire, non battere la propria donna, fare figli ecc…”
Invece Sartre dice che “è MOLTO SCOMODO che Dio non esista, poiché con Dio svanisce ogni possibilità di ritrovare dei valori in un cielo intelligibile… non sta scritto da nessuna pane che il bene esiste, che bisogna essere onesti, che non si deve mentire, e per questa precisa ragione: siamo su di un piano su cui ci sono solamente degli uomini”.
Quello NON CAPISCONO gli atei, almeno quelli razionalisti e fossilizzati con lo scientismo che qua circolano, è che questa ONESTA osservazione non vuole affermare che i credenti sono buoni mentre gli atei sono senza morale e cattvi. È un’idiozia. Osservare che “effettivamente tutto è lecito” se Dio non esiste, come dice Sartre, è la dimostrazione non della superiorità pratico-morale dei credenti, che almeno a me non interessa, ma semplicemente che l’etica ha a che fare con la visione religiosa della vita.
Proseguendo il ragionamento, con Dostoevskij e contro Sartre, si arriva a capire che L’ATEO BUONO È LA DIMOSTRAZIONE DI DIO. Ogni volta che un ateo convintamente si scandalizza e fa scandalizzare del male nella storia o negli eventi della cronaca, oltre ad arrogarsi spesso una presunta superiorità morale, sta presupponendo ciò che dichiara essere finito.
Quindi “Se Dio non esiste tutto è permesso”, ma… “se non tutto è permesso, Dio esiste”.

….

Sartre, da L’esistenzialismo è un umanismo

Allorché verso il 1880 alcuni professori francesi tentarono di costruire una morale laica, ragionarono pressappoco così: Dio è un’ipotesi inutile e costosa: eliminiamola; ma è necessario tuttavia, perché ci siano una morale, una società, un mondo civile, che certi valori siano presi sul serio e considerati come esistenti a priori; bisogna che sia obbligatorio a priori essere onesti, non mentire, non battere la propria donna, fare figli ecc. Dobbiamo fare quindi un piccolo lavoro che permetterà di mostrare che quei valori esistono ugualmente inscritti in un cielo intelligibile, anche se Dio non esiste. In altre parole, niente muterà se Dio non esiste: ritroveremo le stesse norme di onestà, di progresso, di umanismo, e avremo fatto di Dio un’ipotesi obsoleta che morirà tranquillamente da sola. 

L’esistenzialista al contrario pensa che è molto scomodo che Dio non esista, poiché con Dio svanisce ogni possibilità di ritrovare dei valori in un cielo intelligibile;

non può più esserci un bene a priori poiché non c’è nessuna coscienza infinita e perfetta per pensarlo; non sta scritto da nessuna parte che il bene esiste, che bisogna essere onesti, che non si deve mentire e per questa precisa ragione: siamo su di un piano su cui ci sono solamente gli uomini. [Nel romanzo I Fratelli Karamazov] Dostoevskij ha scritto: “Se Dio non esistesse tutto sarebbe permesso”.

Ecco il punto di partenza dell’ esistenzialismo. Effettivamente tutto è lecito se dio non esiste e di conseguenza, l’uomo è abbandonato perché non trova, né in sé né fuori di sé, possibilità di ancorarsi. E anzitutto non trova delle scuse. Se davvero l’esistenza precede l’essenza non si potrà mai fornire spiegazioni riferendosi ad una natura umana data e fissata; in altri termini non vi è determinismo: l’uomo è libero, l’uomo è libertà. Se Dio non esiste, non troviamo davanti a noi valori o ordini che possano legittimare la nostra condotta. Così non abbiamo né dietro di noi né davanti a noi, nel luminoso regno dei valori, giustificazioni o scuse. Siamo soli. Situazione che mi pare di poter caratterizzare dicendo che l’uomo è condannato a essere libero. Condannato perché non si è creato da solo, e nondimeno, libero perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa. L’esistenzialista non crede alla potenza [preponderante] delle passioni. Mai penserà che una bella passione è quel torrente devastatore che porta fatalmente l’uomo a certe azioni, e che perciò vale come una scusa….”

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *