Il mio esistere (e il tuo) non mi appartiene. Non sono io che mi faccio esistere ma mi trovo nell’esistenza senza averlo determinato. Ciò provoca stupore, come chi si sveglia nel mezzo di una giostra immensa, e determina la nostra radicale e insuperabile contingenza.
Questo trovarsi ad esistere vale solo per me (e te)? Oppure si può dire di ogni cosa? Non essendo io che un ente fra gli enti, una cosa fra le cose – con in più il pensiero e la consapevolezza – concludo che vale per ogni cosa che esiste. Tutto l’universo quindi, nelle sue parti e nel suo insieme, è assolutamente contingente: esiste senza averlo auto-determinato, senza necessità.
Qui entra in gioco ciò che chiamiamo Dio, un Generatore d’essere, non potendo la sua alternativa, il Nulla assoluto, fare niente. È forse lui stesso generato? È Dio stesso contingente? Se lo fosse non sarebbe Dio e si dovrebbe andare alla ricerca di un Dio più divino di lui. A un certo punto ci si deve fermare. C’è un limite al fondo del mare.
Lo stupore per l’essere nostro e del mondo, contingente, non necessario, indeteminato, non sussistente, passa a uno stupore ancora più grande, quello di un Dio che c’è dall’eternità, che c’è invece che non esserci. Una vertigine del pensiero, impensabile, irrappresentabile.
Potrebbe essere il mondo nel suo insieme quest’eltima tappa, questo “fondo del mare” insuperabile? No, perchè il mondo nel suo esserci dipende da altro, appare, proviene, viene e va, va e viene. Non viene da se stesso ma proviene da chi è l’Essere in Persona, l’Essere supremo degli illuministi.
In conclusione, proprio ciò che è contingente reclama un necessario, come ciò che è basso o malato reclamano ciò che è alto o sano. Il mondo è contingente, appare, arriva, galleggia sul nulla che lo precede e accompagna, di istante in istante. Ci deve essere un Essere che dona l’essere al mondo contingente, che liberamente lo partecipa. Un Essere misterioso, nascosto dietro il muro, irraggiungibile, intuibile solo come intuizione mentale.
Ma non finisce qui, perchè quell’Essere entra in gioco. Così lo stupore per il trovarci esistenti nell’essere del mondo e per l’esistenza di un Essere eterno, trapassa e si accresce nel fatto, nell’evento, che questo Essere non se ne sta nascosto dietro il muro ma entra nella storia e si manifesta nella piccolezza di una vita concreta, fino alla kenosi della morte in croce e all’alba della risurrezione. Cavolo, è questa inesauribile contemplazione che genera stupore infinito, conversione, gioia e voglia di ricambiare… un minimo.
(Fb 07-09-2022)

