Capire la differenza

Per dire dio bisogna presupporre Dio. Nel negare c’è un affermare.
Così come per dire che “questo non è un fiore” si deve supporre il “fiore” che è.

L’ateo nel sostenere che “Dio non esiste”, in realtà afferma che “questo non è Dio”: “no-Dio”. Cioè suppone che da qualche parte – non qui, non questo – il vero Dio esiste. Non è questo – un dio pagano, il dio abramitico – ma un Dio, altrove, c’è.

Il paragone tra Dio e, ad esempio, l’Unicorno rosa, Babbo Natale, Spiderman o altro personaggio di fantasia, non regge, proprio perchè si prendono figure che GIÀ si suppongono di fantasia. Esse DEVONO essere necessariamente di fantasia, così che nel confronto si possa attribuire anche a Dio la fantasiosità. Da una parte c’é una figura che si SA essere immaginaria, dall’altra una divinità che si VUOLE rendere immaginaria. Mentre i personaggi fantasiosi sono RISAPUTAMENTE opera umana, Dio è affermato da molta umanità come reale: per esperienza, riflessione, intuizione. La differenza è abissale. Saperla cogliere è un’arte dell’intelletto.

È corretto chiedere conto di tale esperienza religiosa. Ma è anche doveroso criticare la negazione fatta sulla base di un confronto (infantile?) con figure di cui è risaputa la natura fantasiosa. Per negare serve molto di più. Fino ad allora l’ateo, nel suo stesso “no”, indica e afferma il sì.

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