Religiosità o nichilismo?

Stamattina a scuola (29-01-2018), nella classe di una quarta c’erano dei palloncini colorati per terra. Sul muro di quella classe c’è un dipinto che riproduce il murales di Bansky con la bambina portata via dai palloncini dei sogni di libertà. La variante dell’aula ha i palloncini colorati. Ho chiesto a una ragazza di riprendere il disegno ma come se fosse la speranza abbattuta.

Tra le tante interpretazioni sono attualmente interessato al nichilismo, cioè a quello sguardo sulla realtà che annulla (nihil), dopo l’eliminazione di Dio, ogni ideale e ogni valore percepiti come invenzioni umane, immaginazioni irreali proiettate sullo schermo sociale credendole reali. Il nichilismo è l’ultima tappa del processo di secolarizzazione che porta all’allontanamento e poi alla evaporazione di Dio dalla vita concreta delle persone. Dopo Dio tocca all’io. Resta una radura arida e appiattita. Tutte le maiuscole sono minuscolizzate. Niente è sacro o importante. La sfida del nichilismo ha come unica risposta una rinascita religiosa, un ritorno alla riscoperta del reale, del senso della vita. Ciò che sembrava illusorio è invece reale, consistente, vero e risplende senza abbagliare, come il sorriso di una persona amata. La vita è possibile.

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