Ho incrociato spesse volte nelle discussioni in questo gruppo (ma è un difetto diffuso ovunque) l’artificio retorico che incatena l’interlocutore credente al dovere di portare le PROVE della sua convinzione religiosa. È chiaro che è un gioco retorico che vuole solo mettere a terra e zittire l’interlocutore risparmiando energie, restando comodamente seduto a guardare lo spettacolo dell’ansioso credente con sottobraccio fogli, rotoli, mappe, grafici da usare per convincere il divertito spettatore e potere così entrare nel mondo che conta, quello della Scienza, della Ragione, della Razionalità, della Logica… Fosse così sarebbe facile. Un trucchetto per principianti, come vincere a scacchi in 4 mosse con il “matto del barbiere”.
A chi sta a dimostrare in ambito religioso la verità delle affermazioni? Intanto osserviamo che ci sono tre tipologie di atteggiamenti: chi afferma (credente), chi nega (ateo) chi non sa (agnostico). L’onere della prova spetta sia al credente che afferma che all’ateo che nega. E in qualche modo anche all’agnostico se questi esce dal personale per diventare un agnosticismo sistemico, epistemologico. Chi nega l’esistenza di Dio fa molto di più che negare, standosene comodamete in poltrona, la validità dei ragionamenti del credente. Se fosse vero dovrebbe dire: Non mi hai convinto, continuo a non sapere se Dio esiste. Il negatore, invece, afferma con convinzione non tanto che non sa se un dio esiste ma che Dio non esiste. Cosa molto diversa. Affermando che non c’è alcun Dio egli esce dal dubbio personale o metodico dell’agnostico, perchè egli sembra sapere qualcosa che l’agnostico non sa. Negando la validità di chi afferma esserci un Dio egli dovrebbe rimanere agnostico; negando invece l’esistenza di qualsiasi Dio egli passa dall’agnosticismo all’ateismo. Chi nega Dio deve dire perchè non c’è, perchè non è più un “non sapente” ma “sapente che non”. SE SI NEGA SI STA AFFERMANDO UNA CERTEZZA che andrebbe motivata come nel caso del credente.
Quanto all’AGNOSTICO. Sarà davvero possibile un’equidistanza perfetta, di tipo intellettuale ed esistenziale, tra chi afferma e chi nega? Secondo me no. Il rimanere in perfetto equilibrio sul 50% direi che è impossibile e per uno zero virgola o una qualche unità egli propenderà verso il sì o verso il no, ed è quindi in gioco anche lui. Comunque, anche se fosse possibile rimanere in mezzo, ed avere un atteggiamento CRITICO VERSO ENTRAMBI GLI AFFERMANTI (credente e ateo, non solo contro il credente come invece quasi sempre capita, mostrando che l’agnosticismo è in realtà una mashera dell’ateismo), anche l’agnostico non può sfuggire dal motivare cosa non va nei ragionamenti degli affermanti, o, nel caso sia un agnostico sistemico, perchè ritiene che TUTTI, non solo lui, non possono sapere.
Quanto alle PROVE. È ben chiaro che per chi non ha amore per la verità e non ha compreso l’importanza della questione religiosa, OGNI PROVA SARÀ INSUFFICIENTE. Provate a dimostrare che l’uomo è andato sulla Luna a chi fa lo scettico per partito preso. Cosa gli farete vedere, delle foto o dei filmati? Saranno fatte con Photoshop o girati a Holliwood. Mostrate una pietra lunare? Sarà presa da qualche montagna dietro casa? Lo fate parlare con un astronuata? Sarà un attore… Non c’è peggiore sordo di chi non vuole sentire. Nessuna prova sarà sufficientemente valida. E la richiesta poi, sempre imperativa, di volere una DIMOSTRAZIONE SCIENTIFICA di Dio è massimamente ridicola. Si pretendono prove con strumenti e ragionamenti adatti ad altri ambiti della realtà. Come pretendere di misurare la febbre con uno stick di gravidanza, o viceversa, addebitanto l’inefficacia della misurazione all’ingenuo che offre lo strumento e non alla strampalata richiesta.
La frasetta “dimostrami quello che dici, nel frattempo io sarò legittimato a non accettare niente di quello che affermi”, mostra una persona che non cerca, che non è interessata a capire come stiano le cose. Rivela che quella frase è semplicemente una maschera autogiustificativa e che in realtà si è gia deciso. E parlare con chi si finge neutrale e aperto a ogni soluzione mentre in realtà è già fortemente schierato, è molto difficile perchè ci si confronta con chi dissimula, si nasconde, bluffa, usa giochetti retorici come “l’onere della prova”, non per conoscere la verità (ci si darebbe una mossa senza aspettare sul divano le altrui argomentazioni) ma per giocare con la verità.

