Vorrei sottoporre questo ragionamento ai critici intelligenti del Gruppo per saggiarne la consistenza.
SINTESI
Dalla contingenza all’Assoluto, che lo presuppone. Dalla realtà della contingenza alla realtà dell’Assoluto.
DEFINIZIONI
Per contingenza si intende ciò che può essere e non essere, e che deriva il suo essere da altro.
Per assoluto si intende un essere che è necessariamente ed è sciolto da ogni dipendenza. Quando l’assoluto coincide con Dio è chiamato Assoluto.
SVILUPPO
Io sono nato e morirò, sono contingente. Tutta l’umanità ha iniziato ad esistere e alla lunga sparirà, è contingente.
L’idea sperimentale di contingenza presuppone un’idea di assolutezza. Ma dove riscontrare questo assoluto? Lo è forse il mondo, l’universo, l’intera realtà? Gli enti sono forse sperimentati contingenti perchè confrontati con l’assolutezza dell’essere del mondo che è sempre stato e sempre sarà, che sarebbe pertanto insuperabile, in-dipendente e necessario? Che bisogno ci sarebbe di ricorrere a un Dio trascendente quando come assoluto è sufficiente l’essere stesso del mondo, che si trasforma mutando figura ma non sostanza? Oppure il divenire del mondo è segno eminente di una contingenza radicale, come lo è il divenire dell’umanità, del mio io e di ogni altro ente esistente? D’altra parte come potrebbe il mondo essere un insieme assoluto se tutti gli elementi che lo compongono sono contingenti? Forse che l’insieme non ha le stesse proprietà delle parti?
Mi sembra ragionevole concludere che anche il mondo, che diviene e appare di istante in istante, che è e non è, è radicalmente contingente. Da dove prendere perciò l’idea di assoluto, che per contrasto permette l’esperienza della contingenza, se non da un essere che non diviene, eterno, proprietario dell’essere (sussistente)? La risposta è scontata: da Dio, la cui idea contiene quelle caratteristiche.
Ultimo scoglio. Come superare la critica che sostiene ingiustificato il passaggio dalla necessità logica di un assoluto per la consapevolezza della contingenza, all’esistenza reale di tale assoluto? Perchè mai, si potrebbe pensare, un’idea mentale si trasforma in un’entità reale? La mia risposta è che Dio non può essere solo un’idea di ragione che consente la consapevolezza esperienziale della contingenza. Se cioè è vera la consapevolezza della contingenza deve essere altrettanto vero l’assoluto che ne consente l’esperienza. Un ente irreale non produce un effetto reale. Un’idea virtuale di fuoco non scalda (e brucia) i piedi di Pinocchio.
CONCLUSIONE
L’assoluto, che è condizione di possibilità della consapevolezza esperienziale della nostra contingenza e di quella del mondo, è reale. L’assoluto è l’Assoluto, Dio vivo e vero.
Grazie dei suggerimenti critici.

