L’esistenza precede l’essenza.
Questo è il dogma dell’esistenzialismo ateo. Ciò significa che non esiste un’essenza umana che precede ciò che il singolo e concreto individuo decide di essere. L’essenza è dopo, alla fine, e ognuno sceglie chi vuole essere. Corollario coerente è che non può essere fatta una valutazione morale e sociale delle vite delle varie persone perchè non c’è un criterio per valutarle. Non esiste un’essenza umana a cui corrispondere (e chi lo fa è santo, eroe, modello sociale), e non esiste una vita fallita in quanto non corrispondente a un’essenza. Tutte le vite e le scelte di vita si equivalgono nel loro valore.
Il motivo è metafisico e deriva dal tirare le conseguenze del rifiuto di Dio. Senza creatore le forme di vita sono accidentali, aleatorie, equivalenti, non indispensabili. E anche le scelte di vita sono sullo stesso piano, e valgono alla pari sia l’esistenza di Hitler che quella di Gandhi. Non si può dire della prima che “non avrebbe dovuto esserci”, che “sarebbe stato meglio che non ci fosse stata”; e non si può dire dell’altra che è una vita riuscita e che è un modello di realizzazione dell’essenza e della natura umana proponibile a tutti.
Su questa linea è la questione del gender fluid, secondo il quale non esiste un modo giusto di vivere la sessualità, ed è arbitrariamente impositivo il presentare nell’educazione una forma “giusta” di sessualità che rispetti una natura inesistente. Ognuno, anche sessualmente, si fa da sè e il risultato è socialmente e moralmente legittimo. La questione dell’orientamento e dell’identità di genere percepita, non è solo portatrice di confusione nelle menti in formazione. Il danno di questa filosofia è che per coerenza porta alla fine di ogni valutatività delle scelte di vita. Gli Hitler del mondo godono per questo lasciapassare morale e ontologico, e ringraziano i tanti che inseguono mode culturali inneggianti desiderio e libertà, senza avvedersi di ciò che il “pacchetto” include.
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Il testo di Sartre, da L’esistenzialismo è un umanismo, in cui riassume il ragionamento dell’esistenza che precede l’essenza:
“Allorché noi pensiamo un Dio creatore, questo Dio è concepito in sostanza alla stregua di un artigiano supremo; …e che Dio, quando crea, sa con precisione che cosa crea.
COSÌ IL CONCETTO DI UOMO, NELLA MENTE DI DIO, è come l’idea del tagliacarte nella mente del fabbricante, e Dio crea l’uomo servendosi di una tecnica determinata e ispirandosi ad una determinata concezione, così come l’artigiano che produce il tagliacarte. In tal modo l’uomo individuale incarna un certo concetto che è nell’intelletto di Dio. Nel secolo XVIII, con i filosofi atei, LA NOZIONE DI DIO VIENE ELIMINATA, NON COSÌ PERÒ L’IDEA CHE L’ESSENZA PRECEDA L’ESISTENZA.
Questa idea noi la ritroviamo un po’ dappertutto: in Diderot , in Voltaire e nello stesso Kant . L’uomo possiede una natura umana: questa natura, cioè il concetto di uomo, si trova presso tutti gli uomini, il che significa che ogni uomo è un esempio particolare di un concetto universale: l’uomo…
L’esistenzialismo ateo, che io rappresento, è più COERENTE. SE DIO NON ESISTE, esso afferma, c’è almeno un essere in cui L’ESISTENZA PRECEDE L’ESSENZA, un essere che esiste prima di poter essere definito da alcun concetto: quest’essere è l’uomo, o, come dice Heidegger, la realtà umana . Che significa in questo caso che l’esistenza precede l’essenza? Significa che l’uomo esiste innanzi tutto, si trova, sorge nel mondo, e che si definisce dopo. L’uomo, secondo la concezione esistenzialistica, non è definibile in quanto all’inizio non è niente. Sarà solo in seguito, e sarà quale si sarà fatto. COSÌ NON C’È NATURA UMANA, POICHÈ NON C’È UN DIO CHE LA CONCEPISCA. L’uomo è soltanto, non solo quale si concepisce, ma quale si vuole, e precisamente quale si concepisce dopo l’esistenza e quale si vuole dopo questo slancio verso l’esistere: L’UOMO NON È ALTRO CHE CIÒ CHE SI FA. Questo è il principio primo dell’esistenzialismo.”

