Quello nel disegno è Ludwig Feuerbach, il ruscello di fuoco, come lo definì Marx spiegandone il cognome. Un fuoco purificatore, un purgatorio preventivo necessario per raggiungere la società senza classi. Feuerbach rovescia la teologia in antropologia. Dio è amore? No, l’amore è Dio. Riconduce a casa gli attributi alienati dell’umanità. Ed è questo che Max Stirner gli contesta, di tenere ancora alienato l’individuo, espropriandolo del suo volere per soggiogarlo a un altro inesistente, l’Umanità. Quello che conta è l’io e il suo abissale arbitrio. Secondo Stirner l’ateo Feuerbach è ancora troppo DEVOTO e PIO. È ancora un PRETE che fonda una nuova RELIGIONE e sparge comandamenti intruppando i fedeli costretti a sacrificare la propria unicità a favore di un fantasma.
Quel che penso è che bisogna andare a scuola di questi distruttori delle fantasie di preti camuffati, che non fanno altro che spostare Dio di casa, dal Cielo all’Umanità. Poi Stirner, con la sua esaltazione dell’Io, dovrà anche lui fare i conti con altri demistificatori che gli svuoteranno di valore quell’Unico gonfiato fino alle stelle. Resterà ben poco dopo queste acide decostruzioni, mentre gli atei devoti e pii sono ancora là a baloccarsi di Umanità e Dignità umana, di Bene e Solidarietà, parole scroccate alle religioni e usate superficialmente. C’è bisogno di un bagno di verità.

