L’apparire del mondo

Poiché molti nei commenti dei miei ultimi post hanno equivocato cosa intendessi con il termine “APPARIRE”, riferito al mondo, proverò a spiegarlo mediante una poesia di Eugenio Montale. L’apparire del mondo implica la CONTINGENZA RADICALE di ogni aspetto della realtà ed è un punto fondamentale per comprendere il pensiero religioso. È infatti da quella esperienza fondamentale che si origina il bivio tra un’interpretazione religiosa e una non religiosa della vita.

Affermare che il mondo esiste da sempre e che l’apparire non sia altro che la sua metamorfosi, cioè la trasformazione perenne di forme, mostra di non cogliere il punto nodale di quel concetto. Si tratta di passare da uno sguardo diacronico sulla realtà, che la vede mutare nel tempo sviluppandosi “orizzontalmente”, a uno sincronico, capace di cogliere il suo sorgere “verticale”, appunto il suo apparire.

È l’esperienza dell’apparire “verticale”, sincronico, del reale che genera lo STUPORE perchè qualcosa c’è e risplende di una stranezza assoluta. Aristotele ha messo questo stupore originario a fondamento del filosofare, del pensare. Leibniz con il suo “perchè qualcosa anzichè il nulla” riesprime in chiave moderna l’esperienza umana basilare dello stupore. Ma molti, credenti e non, stanno alla larga da questa esperienza, si spaventano perchè li lascia nudi e concettualmente disarmati. Tuttavia è da qui che si parte per vivere a fondo la propria umanità, qui si esprime la verità del nostro esserci. Penso che questa poesia di Montale, tratta da Ossi di seppia, aiuti a capire cosa si intende per apparire.

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.

Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

CONTESTO. È una di quelle giornate terse e trasparenti in cui le cose del paesaggio sono presenti con estrema nitidezza.

ESPERIENZA. Il poeta si gira indietro tanto velocemente da vedere il trucco dell’apparire del mondo, la cui presenza noi diamo spontaneamente per scontata e ovvia. È un miracolo.

IL NULLA. La sua velocità supera l’apparire delle cose. Vede il nulla, che equipara metaforicamente al vuoto prima che le cose appaiano. Un’esperienza drammatica.

STUPORE E TERRORE. Sono esperienze attigue. Lo stupore per il miracolo dell’apparire è anche terrore per la radicale contingenza del nostro esistere. Saremmo rassicurati se il nostro esserci appartenesse a noi, se fossimo in grado di gestire e dominare tale processo. Invece siamo totalmente dipendenti da altro.

CINEMA. L’apparire della realtà è paragonato alle immagini che appaiono su uno schermo cinematografico. È una metafora molto valida. Sullo schermo vediamo la diacronia delle forme che mutano e si sviluppano orizzontalmente nel tempo, ma anche, riflettendoci un attimo, il contemporaneo e sincronico apparire verticale delle immagini. Se andasse via la luce, puf, tutto sparirebbe nel buio/nulla. La realtà è sospesa sul nulla e dipende qui e ora da un “Proiettore” che gli dà esistenza, attuale e persistente, fino a quando e acceso.

S’ACCAMPERANNO DI GITTO. Il poeta è girato, vede il nulla che però è subito (di gitto) riempito da “alberi, case, colli”, cioè il mondo reale. La realtà si “accampa”, prende possesso, diventa stabile. Non è evanescente il mondo, è solido, accampato.

INGANNO. L’accampamento della realtà è però definito un “inganno consueto”. Ci sembra stabile, forte, pieno di sè, proprietario, in realtà è dipendente, precario, offerto, donato.

SILENZIO. Il poeta ha scoperto il trucco dell’apparire del mondo. Dice che starà zitto ma poi scrive una poesia e la diffonde al mondo. Un finto silenzio su una finta stabilità.

GLI UOMINI CHE NON SI VOLTANO. Questa esperienza non sembra gradita agli uomini che preferiscono cullarsi nell’illusione, nell’inganno consueto, di considerare la realtà pacificamente accampata nel recinto di casa. Preferiscono l’addomesticamento del reale rispetto allo stato brado di una vita selvaggia. Aspirano a pensieri molli. Troppe domande sorgerebbero da quella esperienza…

SEGRETO. Meglio tenere segreta quella esperienza o parlarne? Non si rischia l’incomprensione? Di più, non si rischia di essere additati come sabotatori della pacifica routine di considerare il mondo accampato, ovvio, chiaro, stabile?

MIRACOLO. Ma il segreto è anche riferito al miracolo dell’apparire. Non so dire se il poeta abbia colto la profondità della metafora del cinema e ne abbia percorso fino in fondo la potenzialità metaforica. Cosa fa apparire “di gitto” le cose del mondo? Può mai essere il nulla/vuoto? Nihil, ex nihilo, Nulla dal nulla, dicevano saggiamente gli antichi. Quale “Proiettore” lancia le immagini sullo schermo? Chi c’è “dietro” al mondo reale che istante per istante sta apparendo? Ma poi, perchè questo “show”? E quanta discrezione del “Proiettore” che si nasconde e rimane “segreto”. Quanto pudore della Sorgente che si avvolge nel riserbo, fornendo così agli uomini il senso di stabilità e autonomia della realtà. Invece di presentare immagini e forme tremolanti, o di spegnersi per brevi momenti così che risulti esplicito l’apparire donato, il Proiettore del mondo preferisce il riserbo che lascia godere lo spettacolo; tuttavia nel segreto della meditazione egli riluce attraverso l’esperienza dello stupore originario per l’essere che appare.

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