Ultimamente sto incontrando parecchi atei che usano il termine dio al posto di Dio. Se il secondo è un concetto a me chiaro, del primo non so cosa sia. Che sia una forma scaramantica?
Mettiamo che per loro dio sia una forma contratta per dire “Dio non c’è”, non è forse da ingenui affermare “dio non esiste”, “dio è un’invenzione umana”, “dio è come Babbo Natale”? Non si accorgono che la negazione di una negazione diventa un’affermazione positiva? Se si stabilisce che X=-A, non ci si rende conto che dire poi -X equivale a dire -(-A) e cioè +A? Cioè Dio esiste? Che strepitoso autogol!
Anche quando viene loro richiesto di usare Dio essi non lo fanno, usano dio. Deve essere una SCARAMANZIA per esorcizzare un potere avverso. Forse capiscono che la parola stessa ha un potere di persuasione. Ma semplicemente non vogliono essere persuasi.
E però… però, l’uso di dio potrebbe anche essere un inconsapevole ultimo sprazzo di chiarezza intellettuale. Intuendo che per negare Dio devono pensarlo nella sua pienezza (non si può rifiutare ciò che non si conosce), essi avvertono che pensare davvero Dio li farebbe cadere nella trappola di un riconoscimento in zona Cesarini, cosa che aborrono, perciò meglio stare alla larga dal pensare e pronunciare Dio e usare invece l’amuleto dio. Poi vabbè ci sono i bestemmiatori che compiono il rito scaramantico mediante l’insulto, pensando che le idee insozzate facciano meno paura: una specie di lucetta della notte per i piccoli impauriti.
Insomma, meno sale dietro le spalle, corna e bicorna, dita incrociate e amuleti, iniziamo a pensare davvero a Dio. Coraggio.

