Senza alcun dubbio

Dio esiste. Parola di Kant. Ciò conforta il cercatore di Dio che usa la ragione per indagare se il mondo percepito sia tutto o se vi sia una Fonte divina. Quanto alla conoscibilità della sua essenza Kant arretra e depone la ragione, forse influenzato eccessivamente dall’empirismo e dal suo schema gnoseologico (anche il noumeno esiste ma non è conoscibile).

In questo duplice esito non è tuttavia lontano dal testo biblico che dichiara sia l’esistenza di un creatore, affermato a partire dall’indagine mondana, e sia la sua intima inconoscibilità, che la rivelazione ha il compito di superare facendo conoscere il disegno della misteriosa Fonte dell’universo: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio.” (1Cor)

I profeti e Gesù Cristo rivelano i “segreti di Dio”, la sua profonda inconoscibilità. La filosofia è completata dalla religione, o meglio dalla rivelazione. Qui scatta propriamente la fede, come un accettare per buona quella precisa forma epifanica, che manifesta il “mistero nascosto da secoli e da generazioni”.

Ma è una fede ben riposta, saldata a una ragione in grado di additare con certezza la Fonte del mondo: “Quando si domanda (in riferimento ad una teologia trascendentale), se vi sia un qualcosa di diverso dal mondo, che contenga il fondamento dell’ordine del mondo e della sua connessione secondo leggi universali, la risposta è chiara: senza dubbio. Il mondo è infatti una somma di apparenze: deve dunque esserci un qualche fondamento pensabile soltanto dall’intelletto puro.” (Kant)

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