Se fosse vero (ateisticamente parlando) che siamo in un regime strettamente deterministico, questo riguarderebbe non solo il libero volere, come di solito si dice, ma anche la stessa conoscenza che attesta la causalità costrittiva. Non solo la decisione, quindi, ma anche l’ideazione. Il progresso scientifico sarebbe preconfigurato fin dalle origini cosmiche. Il sorgere dell’intelletto era stabilito quando l’universo era ancora in fasce. Tutto deciso, tutto prestabilito. Di cosa lagnarsi? La catena causale rende necessario ogni passaggio successivo. Queste stesse mie parole erano necessarie, compleso l’ellole. E nel ragionamento di un uomo di oggi che guarda indietro alla sua sorgente cosmica-naturale, si fatica a non vedere un architetto (naturale) che programma il viaggio evolutivo per arrivare a una creatura capace di vedere se stesso mentre programma. Non potendo dire che si è arrivati a noi per caso, allora si è arrivati per necessità. Si potrebbe pensare che il caso stia nella prima mossa che ha poi determinato tutte le altre. Ma come potrebbe la complicatezza assoluta dell’universo dispiegato essere compresa nella nota iniziale semplicissima, dove l’informazione era talmente compressa e amalgamata da scomparire per uniformarsi in un frammento monocorde? Un “tin” che sprigiona tutto, l’arte, la poesia, gli amori, le invenzioni, le scoperte, le lingue, tutto in quel tin. Ammazzate che tin.

