Buon Natale a tutti, vicini e lontani.
A Bologna in piazza Nettuno ci sono grandi bacheche con le fotografie dei caduti durante la seconda guerra mondiale. Ognuno di loro, a modo suo modo, ha contribuito alla liberazione del Paese, ma non ha potuto godere la libertà e la pace conquistate. Il filosofo Max Horkheimer nel libro intervista La nostalgia del totalmente altro, ha dato un’interessante definizione della teologia e in generale della religione cristiana: “La teologia è la speranza che, nonostante l’ingiustizia che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l’ingiustizia possa essere l’ultima parola”.
L’albero di Natale riflesso sui volti dei caduti esprime quella speranza di riscatto. Senza la speranza del Salvatore, nato nella mangiatoia di Betlemme, l’ingiustizia ha l’ultima parola. Per l’amico Adorno “nessun miglioramento mondano basta a rendere giustizia ai morti”, ed è convinto che “non ci sia niente che possa qualcosa contro l’ingiustizia della morte”. La speranza della verità del Natale è l’unica ancora di salvezza. Sia lode perchè è venuto un salvatore a illuminare la nostra condizione mortale, come dice il Benedictus:
“Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
…
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
PER RISPLENDERE SU QUELLI CHE
STANNO NELLE TENEBRE
E NELL’OMBRA DI MORTE,
e dirigere i nostri passi
sulla via della PACE”

