PREMESSA
Queste note sono pensieri a voce alta che metto qua per cercare un sincero confronto, per verificarle e per stimolare dibattiti su temi che mi interessano. Chiederei pertanto ai soliti “maestrini”, sempre pronti a dare pagelle di ignoranza, quasi si stesse facendo una gara a chi l’ha più lungo, e ai “buontemponi” che scambiano un gruppo di confronto per una curva di tifoserie e amano andare in branco a godere del bullizzato, di evitare con gli istinti riflessi. Il tempo è breve e trovare la verità è già faticoso di per sè, senza aggravarlo con spintoni e strattoni che oltre a far perdere tempo e serenità mostrano o il vuoto di idee, o la paura a confrontarsi o il complesso di inferiorità che cerca riscatto umiliando. Insomma non vorrei passare il tempo e tirare lo sciacquone. Grazie.
CASO PURO, MIRACOLO E SACRALITÀ DEL DIVENIRE
Il caso senza virgolette, non un caso per modo di dire, ma il caso puro, perfetto, assoluto, sta alla base come fondamento di ogni novità e di ogni creazione. Il caso che è come una libertà delle cose, una libertà cieca, senza finalità, un arbitrio irrazionale, non progettivo è la radice del grande albero dell’evoluzione. Certo, poi ci sarà anche la necessità di una impietosa selezione, ma prima del setaccio, la selezione deve trovare cosa selezionare e questa gliela fornisce la mutazione casuale.
Ma cosa comporta e cosa implica che in natura ci sia una tale casualità, una tale cieca apertura nel divenire, almeno biologico?
La cecità sembra essere la proprietà fondamentale perchè non ci sia teleologia, cioè un mirare, un puntare a uno scopo. Ciò rende impredicibile l’accadere. Se da X sorgono davvero casualmente le condizioni perchè si formi Y, significa che se si ritornasse ad X, se si potesse riavvolgere il film della vita dell’universo fino al momento X, potrebbe succedere che non si ripresenti la situazione Y ma una variante Z. Anche se Z fosse diversa da Y per una sola infinitesima particella, sarebbe il trionfo della casualità. Con il postulato della libertà umana la differenza tra Z e Y sarebbe certa, ma si può parlare di “libertà assoluta ma cieca”, cioè totalmente arbitraria, non ancorata ad alcun principio, legge, ideale, vincolo…, a riguardo della natura bilogica e fisica?
Se sì, mi sembra che in questo modo si faccia rientrare la natura nell’ambito del teologico (di quale Dio si parli sarà da vedere). Che differenza ci sarebbe infatti tra un evento casuale e uno miracoloso? Per miracolo si intende un evento che “supera i limiti delle normali prevedibilità dell’accadere” (Treccani), un “fenomeno che si verifica in contrasto con le leggi naturali” (Corriere), un “fenomeno sensibile straordinario, che avviene al di fuori delle normali leggi della natura” (Repubblica), un “fenomeno straordinario ed estraneo alle leggi di natura” (Garzanti)… certo in tutti i casi è attribuito a un intervento di Dio, direttamente o mediante mediatori, un evento operato da un “potere sovrannaturale”. Ma l’evento casuale non è anch’esso imprevedibile e contro le leggi di natura? Non è forse al di là e al di fuori dei conosciuti vincoli naturali? Nel caso non c’è Dio come sua causa, ma proprio il non avere una causa riconoscibile e predicibile rende l’evento casuale il testimone di una misteriosa trascendenza rispetto a quell’immanenza della natura, regolata da leggi e vincoli deterministici. C’è la natura con le sue leggi deterministiche, e c’è la Natura con un surplus di mistero inconoscibile e imprevedibile aggiunto dal caso.
La contraddizione che il “caso puro” apre nel divenire della natura stessa potrebbe tuttavia essere apparente, perchè, di fatto, visto ex-post è impossibile affermare che ciò che è accaduto poteva non accadere. In un sistema chiuso come quello della Natura immanente, se è vero che obbedisce a una irreversibile freccia del tempo, non può mai esserci un’alternativa, una seconda possibilità che parta da una medesima configurazione iniziale. Non c’è altro, alterità, differenza, tra fatto e possibilità. L’unico esperimento che potrebbe verificare l’apertura del Mondo alla non determinazione è soltanto un esperimento mentale, impedito dall’irreversibilità temporale. Per ora, in un sistema totalmente immanente, è accertata la coincidenza perfetta, senza residui, tra Fatto e Forse, nel senso che la possibilità, la possibile differenza nel divenire, il Forse posto a sistema, cioè la sua essenziale apertura, è totalmente assorbito dal Fatto, dal “quel che è, è”, dalla Necessità di ogni accadere, da un assoluto SÌ ad ogni forma del divenire. In questo senso io leggo la nicciana “innocenza del divenire”, un’innocente fattualità senza alternative, senza “se fosse” nè Forse. Il divenire è innocente perchè non avendo chance alternative si presenta nella forma necessaria, non premeditata, progettata, ipotizzata, in una parola pensata. Quel che c’è è ok che ci sia. Ogni forma è sacra. Auschwitz e la musica di Mozart, il bambino che gioca e quello che muore di diarrea. Niente poteva succedere diversamente da come è andata.
Il “caso puro”, “assoluto e cieco”, alla fine in un Sistema chiuso e unidirezionale, coincide con il determinismo puro e assoluto. L’irrazionalità del caso, la sua ipotizzata cecità, significa che è il Sistema stesso ad essere irrazionale, cioè deterministicamente innocente. L’irrazionalità innocente del caso e il divenire deterministico delle leggi naturali, si sposano dando luogo a un divenire irrazionale e a un determinismo innocente. Il Mondo Immanente coincide con la sacralità panteistica. Ateismo e panteismo si sovrappongono nel prospettare un incedere universale innocente e senza residui, cioè necessario. La necessità innocente delle forme che concretamente si presentano sulla scena della realtà, è il lascito di entrambe le ideologie prese sul serio. Per Ateismo e Panteismo il mondo è quel che è, nessuna possibilità alternativa, nessuna variante, quel che accade doveva accadere, quel che accade è innocente, va bene, è ok. Il Sì al mondo è assoluto sia per Ateismo che per Panteismo.

