Plank su scienza e religione

Sfatiamo subito un equivoco che qua viene continuamente cavalcato al galoppo. Da parte mia, ma credo di ogni credente del gruppo, il riferimento a scienziati che esprimono la positività del rapporto tra scienza e religione, non è fatta per il banale tentativo di avallare la verità religiosa con un “Guardate chi lo dice”.

Le frasi di scienziati illustri servono invece per avallare il fatto che la scienza e la religione sono saperi complementari e in certi ristretti asspetti perfino sovrapposti. Questi post servono quindi per contrastare il diffusissimo pregiudizio, figlio di un persistente razionalismo ottocentesco, che crea un fossato insuperabile tra questi due ambiti della realtà. Gli esperti di scienze, e del fare scienza, del presente e del glorioso passato, ci raccontano un’altra storia.

Nel merito di questa frase di Max Plnack mi interessano questi aspetti.

  1. La congiunzione tre le due realtà. L’uomo credente lo dice perchè un Dio creatore non può avere un duplice registro di verità; l’uomo di scienza lo dice dall’interno della sua competenza professionale. Planck e molti altri non vedono conflitto sulle dinamiche profonde dei due saperi.
  2. Il loro rapporto, e l’immagine di realtà che generano, dovrebbe andare oltre una tolleranza frutto di reciproco isolamento. Stiamo cioè in pace perchè ognuno è chiuso in un appartamento isolato della realtà. Scienza e religione per Planck devono comunicare e relazionarsi al fine di completarsi vicendevolmente, completando così l’immagine di mondo nell’uomo che “seriamente rifletta”.

3. Il “seriamente riflettere” è un requisito per la non emarginazione discriminatoria di ciascuna parte. Seriamente pensare non è ovviamente avere aria cupa e truce ma è innanzitutto capire la posta in gioco del regalo di esistere. Vanno cioè usati tutti i mezzi per “capirci qualcosa” e orientarsi nelle scelte decisive. Seriamente pensare è anche umiltà e non saccenteria. È pluralismo, il vero e non relativistico pluralismo che allarga le maglie della comprensione razionale del mondo a dimensioni non archiviabili dentro stanzette asfittiche che escluderebbero dalla validità noetica mondi come quello dell’etica, dell’arte, delle emozioni, della religione.

  1. Mi piace inoltre la confutazione pratica del recinto immanentista mediante il riferimento ai “massimi pensatori” della storia umana tutti “profondamente religiosi”. Questo fatto dovrebbe dare uno scossone liberatorio dell’incrostazione razionalista che abbinata a un moto di spirito ego-latra schiaccia lo sguardo dei contemporanei all’opprimente bidimensionalità immanentista.

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