Siamo liberi o guidati?

Parliamo tanto di etica e giudichiamo i comportamenti dei religiosi, ma il presupposto dell’agire, che è l’essere liberi, sfugge nell’indefinito.

Mi è capitato di leggere nel gruppo che il Caso in fisica non esiste. Non ho ben capito perchè e comunque non è stata affrontata la conseguenza di quell’affermazione. Oggi poi ci si mettono anche le neuroscienze a ridurre la mente a un meccanismo regolato da ingranaggi (neuroni) deterministici.

Se fosse vero, il guadagno del rifiuto della dimensione spirituale, propria dell’ateismo, sarebbe nullo. Tanti atei si pavoneggiano di essere “liberi” pensatori e “liberi” attori della propria vita, disprezzando i religiosi perchè imbrigliati da norme e dogmi. Ma cosa resterebbe di quell’euforia, se fosse vero che la libertà è un’illusione?

Senza una dimensione spirituale, in qualche modo sganciata dal determinismo della materia, può esserci libertà? Insomma, la forte percezione e perfino invincibile convinzione di essere liberi non potrebbe essere una “prova” della verità della dimensione spirituale e di ciò che le religioni affermano esistere?

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