A proposito di morti. Quando sono stato a Parigi sono voluto andare al Pantheon per leggere di persona la scritta sulla tomba di Voltaire, spesso citato dagli atei contro i religiosi.
Un pomeriggio fra la settimana, un’impressione di abbandono, di tristezza quasi squallida. Poca luce, nessuno tranne me, quelle lapidi altezzose e solitarie in un vasto sotterraneo con molte colonne…
Ma la scritta è un godiolo: “HA COMBATTUTO GLI ATEI E I FANATICI…”
Poveri atei che lo citano come loro amico. E aggiungo. Poveri atei colpiti DUE VOLTE dagli strali dell’illuminato. Infatti il loro ateismo alla Hack, alla Umberto Veronesi, alla Odifreddi, mai scalfito da un dubbio, inossidabile, dogmatico, sprezzante e a volte inquisitorio, quell’ateismo a 24 carati è configurabile come fanatismo. Combattuti da Voltaire, quindi, in quanto atei e in quanto fanatici.
Un suo pensiero sull’ateismo.
“Certo non vorrei aver a che fare con un principe ateo perché, nel caso si mettesse in mente d’avere interesse a farmi pestare in un mortaio, son ben certo che lo farebbe senza esitazione. Nemmeno vorrei, se fossi un sovrano, avere a che fare con cortigiani atei, che potrebbero aver interesse ad avvelenarmi…
Quale conclusione trarremo da tutto ciò? Che se l’ateismo è estremamente pericoloso in quelli che governano, lo è pure negli uomini di studio, per quanto la loro vita possa essere pura, perché le loro idee possono uscire dal chiuso delle biblioteche e raggiungere le piazze; che l’ateismo infine anche se non è cosí funesto quanto il fanatismo, è quasi sempre fatale alla virtú”

