Perchè il mondo piange

Stuzzicato dall’amico Pier Luigi butto lì qualche idea provocata dall’ascolto e dalla lettura del testo della canzone di Irene Fornaciari “Il mondo piange”.

Questa canzone è trasgressiva qui in Fb, dove tutti noi mettiamo momenti gloriosi, di festa, divertimento e allegria, dove facciamo a gara a mostrarci positivi: le foto di amori, vacanze, viaggi, sorrisi e risi, relazioni, estasi, baci e baldorie, sono travolgenti. E’ l’insieme che sconcerta. Navigando tra le immagini (che amo e trovo il perfetto linguaggio della modernità) ci si perde, si ritorna a se stessi come mendicanti, poveri, desideranti, senza dimora. Ci sentiamo (scusa se allargo e universalizzo) minuscoli, sopraffatti da tanta positività che ci scalda ma al tempo stesso raffredda, perfino paralizza dal gelo. Fb è infatti un bagno caldo, questa è la sua funzione “filetica” (philia = amicizia): navigando siamo immersi in un bagno di supposta immortale gloriosità sociale. Le foto e i filmati fermano l’istante illudendoci di una permanenza di quell’istante di bellezza. Un po’ come nella bella canzone di Max Gazzè: “Mentre dormi ti proteggo e ti sfioro con le dita, ti respiro e ti trattengo per averti per sempre oltre il tempo di questo momento”. Ma il bagno caldo, mentre ci scalda, ci ricorda che noi non siamo caldi e che la sorgente del calore è fuori di noi; che la nostra solitudine non è felice di sé e che dipendiamo da altri/o.

E’ prezioso questo sentimento di “infelicità” perché la tentazione di sempre è di fare da sé, di essere il sole che scalda e non il pianeta scaldato. Il passo verso l’amore, verso Dio, verso la natura, verso un amico o uno straniero, nasce dall’incompiutezza del nostro io. Un pungolo amaro se vuoi, ma necessario. Ho imparato (ma sempre poco, purtroppo) a convivere con quel senso di incanto così bene descritto nelle prime righe della canzone di Irene Fornaciari e contemporaneamente con l’arsura dell’indisponibilità. Il mondo è bellissimo ma il mondo non basta. Questa è la mia attuale conclusione. Se ci bastasse saremmo poco. Non ci basta perché siamo molto, moltissimo. Se un volto, un bacio, un momento magico, se i coriandoli di luce ci bastassero, saremmo coriandoli. E’ interessante il “come non so” dell’inizio canzone. Riferisce di qualcosa di impalpabile di cui il coriandolo diventa traccia. Serve purtroppo una grande dose di ascetica austerità per non fermarsi al coriandolo. Mi piacerebbe che fosse più facile riconoscere l’Oro e il Sole che brilla nelle cose e persone del mondo. Invece la seduzione è forte e su Fb si annusa quante vittime fa la confusione del pianeta con il Sole. Io sto sempre lì lì per caderci e mi devo sforzare di non cedere. La pena del cedimento so già che è l’arsura non saziata, e il facile incappare in qualche guaio, per sé e per altri, nell’afferrare il coriandolo.

Questa canzone parla di gioia e pianto, incanto e malinconia. Quando parla del mondo che piange credo che l’autrice includa se stessa. C’è anche lei, ci siamo anche noi nel mondo che piange. Il pianto del mondo, il nostro pianto, che qui in Fb è solo apparentemente trasgressivo, forse ci salva dalla finzione, dalla fanatica ossessione del divertimento e allegria. Disposti a tutto pur di godere un istante. Ma l’istante passa e il “sabato sera” è lontano. Ho detto che è “apparentemente trasgressivo” perché in realtà il riferimento al pianto è incluso e fuso nell’immaginario amicale di Fb. Le foto di festa in fondo sono immagini di un crudele “già stato”, un andato, un passato da rincorrere forse o cercare inutilmente di mantenere.

Perché il mondo piange? Si può rispondere alla sua insistita, gridata con grande grinta, domanda? Io sento che il mondo (noi) piange perché possiamo sentire il “profumo di domenica”, perché siamo capaci di “amore santo”. E’ la capacità di sentire quel profumo e quell’amore che per contrasto fa risultare “lagrimoso” il mondo. Siamo in gabbia. Una pietra che non è capace di felicità, non soffre. Sembra stare meglio di noi. Però per me la ricetta per non soffrire non è diventare pietra. Le sbronze, la ricerca di “andare fuori di testa”, diventare greggia che bruca senza soffrire, come invece capita al poeta di Recanati il cui cuore è travalicato da Silvia, dalla luna, dalle infinite facelle, non è la ricetta giusta. Io voglio una felicità che rispetti la mia testa, la mia coscienza vigile, lo spirito attento e questuante risposte, voglio una felicità da sveglio, non da pietra o greggia. So che così, senza imbambolarmi di droghe o alcol o stanchezza, fa male sentirsi tra i coriandoli e l’arsura, ma preferisco così. Mi sembra più umano, profondamente umano. Una bella trovata la vita.

Nell’ aria c’è qualcosa che come non so
Rende d’ oro l’ anima e cadono coriandoli
Di luce che scintillano per noi
Amore santo oh amore in me
Ma il mondo piange vorrei sapere perchè
Il mondo piange vorrei capire perchè
Il mondo piange
Nell’ aria c’è profumo di domenica
Nei giorni miei farfalle e malinconie
Che volano di pioggia in lacrime
Per noi, lo sai amore santo oh
Amore in me
Ma il mondo piange vorrei sapere perchè
Il mondo piange vorrei capire perchè
Il mondo piange
Non capisco perchè
Che suono fa
Che bel suono fa
l’ amore santo
L’ amore in me
Ma il mondo piange vorrei sapere perchè
Il mondo piange
non capisco perchè il mondo piange

(Fb Note 26-06-2010)

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