Il dubbio non abita lì

«È dentro noi stessi che dobbiamo cercare l’avversario» Immanuel Kant

«Le persone bene educate contraddicono gli altri; i saggi contraddicono se stessi» Oscar Wilde

Il mio avversario è il vuoto di Dio, la possibilità della sua inesistenza. Quando gli atei accusano i credenti di essere persone dalla fede mobile, tremolanti davanti all’incerta condizione umana e angosciati per la morte, hanno in parte ragione. I credenti infatti hanno in se stessi l’avversario del loro credere. Non so se si possa dire altrettanto di chi nega Dio. Non mi sembra che dentro di loro viva il dibattito con la possibilità del divino, o vi sia il dubbio e l’inquieto confronto con la verità teista. Sembrano persone rassicurate, in cui il problema religioso è esterno a loro, perfino estraneo. Stando alle due affermazioni di Kant e Wilde, gli atei “monocromi” sono in questo modo carenti di vero sapere e di saggezza. Alla fine, che ne sanno del Dio che negano? Il credente conosce bene l’ateismo, lo vive quotidianamente in prima persona. L’ateista parla per sentito dire, oppure rimembrando una fede antica e ormai spuntata: niente di vivo, di personale, di sentito. Esistenzialmente parlando il credente moderno è cento passi avanti.

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