Il termine evoluzione include un divenire che esplicita un implicito, migliorando la forma o la specie. Un divenire, dice Treccani (insieme alla semplice logica comune), che è “ordinato a un fine”. Tutto il contrario del cieco divenire darwiniano, abbandonato all’incomprensibile accidentalità per quanto riguarda la mutazione, e alla sciocca e banale conservazione selettiva di ciò che è apparso migliorato (ci vuole forse un genio per capire che la casa con un tetto ripara meglio dagli agenti atmosferici?). Il vero motore darwiniano del divenire è il cieco afinalismo, che per alcuni, forse troppi, è antifinalismo.
Il termine evoluzione è stato confiscato e stravolgo nel significato dai materialisti atei che escludono come aceto negli occhi un finalismo ordinatore, perchè fa pensare a un intelletto intenzionale pre-umano ed extra-alieno (anche le eventuali intelligenze aliene sono già incluse in un divenire che le precede e le prevede teleologicamente).
Serietà vorrebbe un uso dei termini corretto, oppure l’uso di termini diversi. Ma questo richiede, oltre alla serietà deontologica, anche onestà ontologica.

